Briofite

Le Briofite sono le cormofite con l'organizzazione più primitiva (sono essenzialmente prive di tessuti conduttori), e per questo ancora legate alla presenza dell'acqua, tanto che vengono anche definite "gli anfibi del regno vegetale".

Il legame con l'acqua

L'assenza di tessuti conduttori veri e propri (xilema e floema), impedisce una cospicua crescita del cormo: le briofite sono infatti di piccole dimensioni e l'assorbimento e la perdita d'acqua avvengono su tutta la superficie della pianta.

Il contatto con l'acqua, oltre che per l'intero individuo vegetativo, è indispensabile anche per la fecondazione, dal momento che i gameti maschili devono raggiungere l'oosfera nuotando per mezzo di flagelli. L'oosfera immobile (=> oogamia) è invece protetta dall'ambiente da una struttura pluricellulare monostratificata denominata archegonio (una forma evoluta di gametangio).

L’assorbimento e il trasporto dell’acqua e dei soluti avvengono soprattutto per capillarità e interessano tutta la superficie della pianta. Anche se mancano veri tessuti conduttori, in molti muschi (Bryopsida) e in alcune epatiche (Marchantiopsida) possono essere presenti cordoni centrali di cellule con funzione conduttrice, costituiti da idroidi a maturità privi di protoplasma circondati da leptoidi, cellule vive con nuclei degenerati e pareti trasversali con perforazioni. Idroidi e leptoidi sono funzionalmente analoghi a xilema e floema, anche se meno efficaci e privi di funzione di sostegno, dal momento che mancano di ispessimenti di lignina.

La fase dominante del ciclo ontogenetico delle briofite è il gametofito.

Filogenesi delle briofite

Le Briofite e le piante vascolari si sono molto probabilmente evolute da un gruppo di alghe, in particolare dalle Charophyta.
Prove a sostegno di quest'ipotesi sono la presenza, in tutti questi organismi, di:

È probabile quindi che le prime piante terrestri fossero organismi simili a briofite, comparsi in ambienti umidi vicini all’acqua. Ci sono tuttavia studiosi che non condividono questa visione e ritengono possibile la derivazione delle briofite da tracheofite (piante vascolari) primitive.

Ciclo biologico

Le briofite si diffondono per mezzo di meiospore uguali tra loro (piante isosporee).
Ma possono anche propagarsi vegetativamente per frammentazione del tallo o per formazione di gemme.

Gametofito

Nei muschi, dalla spora inizialmente si sviluppa un gametofito poco differenziato, filamentoso simile ad un'alga verde ramificata, chiamato protonema. Su di esso si sviluppa il gametofito adulto (detto anche gametoforo) che porta tipicamente formazioni laminare funzionalmente simili a foglie (foglioline o fillìdi), inserite con disposizione generalmente spiralata su strutture simili a piccoli fusti (fusticini o caulìdi). I fillìdi vengono da alcuni autori considerati vere foglie, ma si differenziano da queste essenzialmente per la mancanza di tessuti vascolari.

I gametofiti adulti di molte briofite sono micorrizzati.

I gameti maschili biflagellati (spermi o spermatozoidi) a maturità vengono espulsi dall'anteridio e giungono al collo dell'archegonio sfruttando un velo d'acqua e stimoli chemiotattici.

Ricrdiamo che nelle briofite ogni gametofito, essendo aploide, forma ogni anno gameti con corredo genetico sempre identico, con grande limitazione delle possibilità di insorgenza di nuovi caratteri e quindi di evoluzione. A ciò si aggiunge il fatto che esistono specie omotalliche in cui è probabile la formazione di "omozigoti" e quindi sporofiti completamente omozigoti. L'unica chance di comparsa di nuovi caratteri in questo caso è relegata alle mutazioni spontanee.

Sporofito

È tipicamente di breve durata (il massimo si ha nelle Antocerote dove può durare alcuni mesi) e rimane per tutta la vita ancorato al gametofito e dipendente da questo per il nutrimento.

Lo sporofito adulto è in genere costituito da:

  • piede inserito nel ventre dell'archegonio con funzione di assorbimento del nutrimento dal gametofito;
  • seta non ramificata, con funzione di sviluppo in altezza, in genere dotata di un cordone conduttore interno di idroidi e leptoidi;
  • capsula: a maturità si apre e libera le spore nell'aria

Sistematica

Muschi (Bryopsida o Briophyta)

Sono il gruppo di briofite più diffuso e a loro, soprattutto, è riferita la descrizione precedente.

Epatiche (Marchantiopsida o Marchantiophyta)

Le epatiche comprendono circa 8.000 specie, e hanno un gametofito con morfologia dorsoventrale con portamento appiattito al suolo. Esso può essere foglioso (epatiche fogliose) o privo di foglie, con aspetto talloso nastriforme (epatiche tallose) simile a quello di alcune alghe verdi.
Sull'epidermide possono essere presenti degli orifizi rigidi chiamati pori. Gli sporangi sono spesso privi di seta.

Antocerote (Anthoceropsida o Anthocerotophyta)

È un piccolo gruppo (circa 100 specie) che presenta gametofiti tallosi e sporofiti a forma di cilindri sottili, verdi e fotosintetizzanti, con epidermide cutinizzata e dotata di stomi muniti di cellule di guardia. Gli sporofiti vivono alcuni mesi e si accrescono grazie ad un meristema intercalare, presente alla base. Sono considerati sporofiti evoluti rispetto a quelli delle altre briofite, soprattutto perché mostrano la tendenza a divenire perenni e autonomi dal gametofito.

Habitat

Dal momento che le briofite non presentano radici né altri organi ipogei che si approfondiscono nel terreno, questi vegetali non necessitano di un terreno profondo e riescono a vivere su substrati sottilissimi, purché vi sia umidità sufficiente. Le briofite sono quindi presenti in ambienti diversi, come il sottobosco delle foreste, i prati, le rocce e i tronchi degli alberi.
Nonostante questo handicap legato alla necessità di umidità, la maggior parte delle briofite è comunque in grado di superare periodi anche prolungati di mancanza d'acqua e altre condizioni ambientali estreme in uno strato disidratato di vita latente. Ciò conferisce a molte briofite spiccate caratteristiche di piante pioniere, come è dimostrato dal fatto che sono particolarmente diffuse negli ambienti inospitali delle elevate latitudini ed altitudini (tundre artiche e alpine). Spesso sono briofite, insieme a licheni, i primi organismi che colonizzano suoli vergini come rocce nude e lave.

A discapito di questa versatilità, come altri organismi che assorbono attraverso tutta la superficie, le briofite sono sensibili all'inquinamento e tendono a rarefarsi nelle città. Alcune specie, sensibili selettivamente a determinati inquinanti, possono essere usate come bioindicatori.

L'interesse economico e applicativo delle briofite è legato soprattutto all'utilizzazione della torba, materiale organico molto assorbente.


Fonte: Mauro Falusi

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